Tumore scambiato per verruca: curata con crema solare, muore dopo 2 anni

Scambia un tumore maligno per una verruca, una 63enne, curata con crema solare, muore dopo 2 anni: condannato per omicidio colposo un dermatologo

Scambia tumore per una verruca: 63enne, curata con crema solare, muore dopo 2 anni

Non si sono solo eroi e angeli che salvano vite tra i camici bianchi, quelli in prima linea nella guerra contro il Covid, alcuni loro colleghi prendono degli abbagli dalle conseguenze talvolta esiziali. Un dermatologo del Centro medico privato “CdC” di Torino è stato condannato a otto mesi, con le attenuanti generiche, per omicidio colposo per aver diagnosticato come semplice verruca sul braccio, quindi curabile con della crema solare, quello che invece era un tumore che a due anni mezzo dalla predetta diagnosi errata ha ucciso una sua paziente di soli 63 anni. Si chiude così una vicenda giudiziaria che si trascinava da troppo tempo visto che per due volte la Procura della Repubblica ne ha chiesto l’archiviazione non avendo riconosciuto il nesso di causa ed effetto tra le visite dermatologiche e l’insorgenza del tumore e delle metastasi che hanno portato alla morte della donna. Ma i familiari di quest’ultima si sono opposti e l’inchiesta è poi stata avocata dalla Procura Generale che invece ha contestato al professionista l’errore commesso nel corso di due visite effettuate a distanza di due anni una dall’altra.

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Tumore scambiato per verruca: curata con una crema solare, muore dopo 2 anni. Medico legale: “Se diagnosi precoce, maggiori chance di sopravvivenza”

Come ricostruito dal portale fanpage.it, la 63enne, dopo aver notato un neo sul braccio, il 30 maggio del 2012 consulta il professionista condannato ricevendo una diagnosi di “neo pigmentato braccio destro misura 4 millimetri, bordi regolari, colore omogeneo”: le viene prescritta una protezione antisolare e non le vengono richiesti controlli approfonditi. Dopo due anni, nel 2014, la 63enne torna a controllo perché nel frattempo quel neo è diventato più grande e le dava prurito. Anche in quel caso per il dermatologo si tratta di “verruca seborroica che misura un centimetro, rilevata, che talora provoca prurito. Lesione benigna. Si può asportare”. La terapia prescritta prevede l’applicazione di una crema ma ancora una volta il professionista non ravvisa la necessità di richiedere accertamenti diagnostici.

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Ma nel 2015 quella che doveva essere un’innocua verruca comincia anche a sanguinare, la donna quindi decide di rivolgersi a un altro specialista e nel giro di 5 giorni l’esito della biopsia suona come una condanna senza appello: “Melanoma nodulare invasivo che si è infiltrato nel derma e ha portato a metastasi” ovunque, anche al cervello. Per il consulente nominato dai familiari della donna, il medico legale Roberto Testi, “la ritardata diagnosi ha fatto scendere drammaticamente le possibilità di sopravvivenza. Se la diagnosi fosse stata anticipata anche solo al 2014, la donna avrebbe avuto elevate possibilità di sopravvivenza“.

 

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