Padova, l’autista sta per avere un infarto, chiama il 118: “Sto male ma non posso fermarmi altrimenti mi licenziano”

Una vicenda preoccupante quella avvenuta a Padova. Un dipendente  colpito da un forte dolore al petto, rischiava il licenziamento se si fosse fermato.

A fronte di chi accusa gli italiani di non aver più voglia di lavorare preferendo il Reddito di Cittadinanza,  c’è chi per non perdere il posto ha rischiato di perdere la vita.

ANSA/ MICHELE NUCCI/archivio

È accaduto in Veneto. Un autista della Rigato Autoservizi di Padova che era alla guida dell’autobus Mom sulla linea 11 tra Treviso e Paese ha chiamato il 118 per un dolore al petto. L’uomo ha detto: “Sto male ma non posso fermarmi altrimenti mi licenziano”. Poi ha riattaccato. Di seguito ha risposto una volta al 118 che aveva provato a richiamarlo, a quanto pare stavolta dicendo di essere solo un passeggero dell’autobus. E poi non ha proprio più risposto agli altri tentativi da parte della centrale operativa del Suem di rimettersi in contatto con lui. Dopo la verifica si è appurato che effettivamente si trattava di un autista.

Immediato è scattato l’allarme: sapere che un uomo che non si sentiva bene era alla guida di un autobus con delle persone a bordo ha fatto temere il peggio. Tanto più che il dolore al petto ha fatto subito correre il pensiero a un possibile infarto. Una volta localizzato il bus da cui proveniva la chiamata  al 118,  i Carabinieri sono intervenuti per fare fermare il mezzo. A quel punto l’autista ha dichiarato ai militari: “Avevo solo voluto chiedere un consiglio al 118 per un dolore al petto. Mi hanno chiesto cosa avessi avuto e io ho risposto che avevo solamente cercato delle informazioni“. Sul posto è giunta anche l’ambulanza. E i militari hanno convinto l’uomo a lasciare la guida dell’autobus a un collega e ad andare al pronto soccorso di Treviso. Il conducente all’inizio non voleva lasciare il mezzo perché a suo dire non aveva nulla di grave ma alla fine ha ceduto e si è fatto portare al nosocomio più vicino. In ospedale è emerso solo un lieve malore, confermato dalla pressione sanguigna risultata elevata.

Qualcuno ha subito puntato il dito contro l’azienda di trasporto veneta ipotizzando che l’uomo si sia sentito male per lo stress legato ai turni di lavoro. Ma da quanto si apprende, l’autista era rientrato in servizio solo da due settimane. Quel giorno aveva iniziato a guidare alle 13.45. Alle 16.10 aveva fatto 13 minuti di pausa al capolinea. E alle 18.10 aveva un altro quarto d’ora in pausa. Il presidente dell’azienda ha assicurato che verranno fatti tutti gli accertamenti del caso e che l’autista sarà sottoposto ad altri esami prima di poter tornare alla guida dei bus.  Le morti sul lavoro, anche a causa di malori improvvisi, non sono rare: qualche giorno fa un giovane di 21 anni, Nicolò Corsi, è morto proprio mentre stava lavorando.

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