“Con noi si è comportata come un angelo” Martina Ciontoli ora ha una chance per uscire dal carcere

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Stefania, malata di sla intervistata da Selvaggia Lucarelli, racconta il suo rapporto con Martina Ciontoli, la ragazza di Marco Vannini coinvolta nel suo omicidio insieme a tutta la sua famiglia

Martina Ciontoli Sla
Martina e Marco

Dal 2005 Stefania, una grafica di 56 anni con due figi e un compagno, vede la sua vita stravolta da una malattia terribile e molto difficile da accettare, la sclerosi laterale amiotrofica, comunemente conosciuta con la sigla Sla. Da quel giorno di 15 anni fa la sua vita cambia completamente, e Stefania ha sempre più bisogno di un aiuto esterno per poter vivere le sue giornate. Ad aiutarla -come si legge su BlastingNews– oltre alla sorella al compagno e ai due figli, anche una giovane ragazza appena iscrittasi in infermieristica che ha 19 anni, è di Ladispoli e si chiama Martina Ciontoli. Sì, si parla proprio di quella Martina, coinvolta nella morte di Marco Vannini, anche lui 19enne, che allora era il suo ragazzo e che è stato ucciso da un colpo di pistola sparato dal padre di Martina, il sottoufficiale della marina Antonio Ciontoli. La ‘strage Vannini’, come verrà poi rinominata dalla stampa, sin dall’inizio controversa e poco chiara nella sua dinamica, ha diviso l’opinione pubblica e acceso una grande sete di vendetta soprattutto a causa dei vari risvolti del caso, la cui risoluzione è stata ostacolata spesso da depistaggi e versioni contrastanti. Anche a causa di ciò la vita della famiglia Ciontoli è in poco tempo divenuta pubblica, e a farne le spese più grandi forse è stata proprio Martina, insieme a suo fratello, spesso protagonista di gossip orchestrati e spesso presa di mira dalla stampa. A prendere le sue parti pochissime persone, tra cui però anche Stefania, che racconta di lei come di una ragazza per bene, volenterosa e gentile, che era riuscita a stabilire con lei un rapporto speciale, oltre il ruolo di infermiera e paziente, tanto da diventare quasi parte della famiglia.

Quando Martina è arrivata abbiamo stabilito subito una forte sintonia, lei è stata in grado di leggere velocemente, di capirmi, è stato tutto molto intenso perché mi assisteva, curava, medicava, almeno 15 giorni al mese” racconta Stefania, che ora non riesce più a parlare, e difatti è il suo compagno che le da voce durante l’intervista, e spiega che prima la donna comunicava attraverso un comunicatore computerizzato che seguiva il movimento dei bulbi oculari, ma con il tempo le sue condizioni sono peggiorate ed ora utilizza una tabella cartacea. Nell’intervista Stefania racconta le giornate con Martina passate ad ascoltare musica o vedere film insieme, e tra la commozione dei parenti racconta della sua prima gita al mare dopo la malattia: “Lei ha organizzato la mia prima uscita per andare a vedere il mare, caricandomi su un’ambulanza. Mi ha fatto risentire dopo tanto tempo i sapori della cioccolata, della frutta, del gelato, della mozzarella… cose che un malato di Sla non può più sentire e continua nei suoi ricordi raccontando che Martina l’aveva addirittura fatta ballare, appendendola al sollevatore e sorreggendola mentre in sottofondo suonava una delle sue canzoni preferite, “Su di noi” di Pupo.

Ovviamente Stefania, seppur inizialmente non conosceva la storia di Martina, è stata poco dopo informata dalla cooperativa per la quale la ragazza lavorava, ma nonostante questo -come riporta il The Post Internazionale– non le importava, perché vedeva in lei non solo la bravura e la passione nel suo mestiere, ma anche una ragazza spaventata a morte da quello che le stava accadendo, che addirittura era costretta a mascherarsi per non essere riconosciuta in strada dai giornalisti, mentre si recava a lavoro. La situazione di Martina è peggiorata dopo la sentenza dell’appello bis, dopo la quale è stata condannata a nove anni di carcere, perché la ragazza non aveva più le forze e non voleva più assistere Stefania. Ad oggi Stefania e il suo compagno vorrebbero chiedere l’affidamento sociale di Martina, per poterla proteggere da tutto quello che le sta accadendo e afferma “Martina è stata condannata per non aver soccorso il fidanzato. Qui lavora soccorrendo Stefania con dedizione e amore. Vorrei che la affidassero a noi, che scontasse la sua pena facendo questo, credo sia molto più rieducativo del carcere” e conclude “Noi siamo pronti ad accoglierla, a fare la nostra parte, anche con i carabinieri a cavallo sulla porta di casa, non importa“, “per me è come una figlia“.

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