La Russia mette al bando l’attivismo lgbtq+: sarà riconosciuto come “organizzazione estremista”

La Corte suprema ha preso la sua decisione lo scorso 30 novembre: l’attivismo lgbtq+ verrà riconosciuto come “organizzazione estremista”.

L’ennesima presa di posizione contro quello che è stato definito un “movimento sociale internazionale”. La Corte suprema della Federazione russa, lo scorso 30 novembre, ha approvato il riconoscimento dell’attivismo lgbtq+ come un'”organizzazione estremista”. Una sentenza che è andata a confermare quanto proposto dal Ministero della Giustizia il 17 novembre.

Russia, il bando della comunità lgbtq+
La Russia mette al bando l’attivismo lgbtq+: la sentenza della Corte suprema – Foto Ansa – FormatoNews.it

In Russia, già da prima di tale decisione, la comunità lgbtq+ ha da sempre dovuto fare i conti con una continua repressione da parte dello Stato. Solamente un anno fa, a dicembre del 2022, il presidente Vladimir Putin ha firmato una legge che prevede il rafforzamento delle norme che limitano la “propaganda gay”. La loro emanazione risale al 2013, con l’approvazione unanime della Duma.

Lo scopo è di “proteggere i minori dalle informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia”. In altre parole, impedire che ragazzi e ragazze corrano il “rischio” di entrare in contatto con contesti che, per esempio, mirano ad una sensibilizzazione su temi come l’orientamento sessuale o la lotta alla discriminazione di chi fa parte della comunità queer.

Russia, dalla legge contro alla “propaganda gay” al riconoscimento della comunità lgbtq+ come “organizzazione estremista”

La legge contro alla cosiddetta “propaganda gay” ha conosciuto, nel corso degli anni, un ampliamento. Oggi non fa più riferimento esclusivamente ai “minori”, ma ad ogni cittadino su territorio russo, a prescindere dall’età. Ovviamente non sono mancate le critiche, a livello internazionale, nei confronti di tale normativa.

Russia, le leggi contro la comunità lgbtq+
Dalla norma contro la “propaganda gay” al riconoscimento della comunità queer come “organizzazione estremista”: le leggi dello Stato contro l’attivismo lgbtq+ – Foto Ansa – FormatoNews.it

Le Nazioni Unite, insieme ad organizzazioni come il Consiglio d’Europa e ONG tra cui Amnesty Internatinal, hanno apertamente condannato il Paese. L’approvazione di una legge simile, infatti, ha portato ad un aumento dei casi di violenza e discriminazioni omofobe. Il tutto basandosi sull’idea di “valori tradizionali della famiglia”, che vengono contrapposti a qualsiasi orientamento sessuale che non rientra nei “canoni”.

Più che prendere di mira la “propaganda”, questa legge è andata ad intaccare i diritti lgbtq+ nella loro totalità. E, con la recente approvazione della richiesta del Ministero della Giustizia, la situazione è destinata solamente a peggiorare. Una comunità che al suo interno presenta una varietà di pensieri, orientamenti e obiettivi, è stata classificata come un unico “movimento internazionale”.

In questo modo, la repressione dell’attivismo lgbtq+ e la persecuzione dei suoi membri sono destinati a raggiungere nuove frontiere. Il termine “organizzazione estremista”, infatti, dà il via libera alla possibilità di reclusione e di sanzioni per chi dimostra il suo supporto e la sua appartenenza alla comunità queer, che potrà essere riconosciuto come “agente straniero”, al pari quanto accade già a diverse ONG, per esempio.

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