Sul treno con il biglietto ma senza Green Pass, non vuole scendere: ora rischia un anno di carcere

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Una passeggera di un treno ad alta velocità rischia un anno di carcere poiché sprovvista di Green pass, necessario per viaggiare in treno.

Green Pass
Emanuele Cremaschi/GettyImages

Per viaggiare su un treno interregionale è necessario possedere il Green Pass. Questa la regola introdotta dal Ministero della Salute nello scorso settembre. Nel primo giorno di settembre scattava l’obbligatorietà di essere in possesso del Green Pass per spostarsi tra differenti regioni. In quella giornata si è però verificata una vicenda. Tale episodio è emerso recentemente, a seguito di una sentenza del Tar resa pubblica lo scorso 11 novembre.

Secondo quanto riporta Il Giornale, una passeggera del treno ad alta velocità “Italo 8160”, che svolge la tratta da Reggio Calabria a Milano, è sprovvista di Green pass. Alla richiesta del Green Pass da parte del capotreno, la passeggera, nella carrozza 7, fa cominciare una lite con il personale ferroviario. Quando il treno fa tappa a Roma, la polizia viene allertata a causa della violazione commessa dalla signora. Ciò non differisce molto da quanto può accadere ogni giorno sui treni che circolano lungo il territorio nazionale. Ebbene, l’episodio si distingue dal normale corso degli eventi in quanto la lite tra la donna ed il personale di bordo si è protratto per molto tempo, circa mezz’ora. Da ciò, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la donna è stata denunciata per “interruzione di pubblico servizio”. Tale reato può comportare una pena fino ad un anno.

Interpellata dalla polizia, la donna ha mostrato il referto di un tampone antigenico rapido, comprato in farmacia ed eseguito autonomamente a casa il giorno prima. Seppure oltre al foglio stampato vi fosse anche un’autocertificazione, la donna è dovuta scendere dal treno e ha ricevuto una multa, in quanto il tampone non può sostituire il Green pass. Specialmente poiché il tampone eseguito in autonomia non può accertare l’identità della persona tamponata né l’arco temporale durante il quale sia stato eseguito il tampone.

Da ciò, la signora è stata intimata dal capotreno a scendere. La resistenza della passeggera ha però causato oltre 20 minuti di ritardo. Alla fine, la donna è stata fatta scendere ed una volta fuori dal treno i poliziotti le hanno presentato i verbali di identificazione, in quanto il suo comportamento è stato talmente grave da sfociare nel penale. Nei giorni successivi alla vicenda, la donna ha presentato il ricorso, in quanto, a suo dire, la legge sarebbe incostituzionale. La questione si è per ora risolta con il Tribunale amministrativo che ha sancito che la sanzione andrà contestata presso il giudice ordinario, in quanto il Tar non può affrontare la questione della compatibilità costituzionale.

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