Ragazza trovata morta e con le caviglie spezzate in un cortile a Pompei: non fuggiva da nessuno

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Grazia Severino è stata trovata a terra agonizzante in un vialetto a Pompei. L’ipotesi passa da omicidio a suicidio ma si indaga sulle cause della morte, avvenuta poche ore dopo il ritrovamento del corpo.

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Carabinieri di Pompei / Archivio

Grazia Severino era una ragazza di 23 anni, ed è il suo corpo in una pozza di sangue è stato ritrovato completamente martoriato da un uomo che si stava recando a lavoro. All’arrivo dei soccorsi la ragazza è stata portata d’urgenza all’Ospedale di Castellammare di Stabia dove però è morta poco dopo. La ragazza è stata ritrovata con le caviglie spezzate, aveva alcuni tagli all’addome e lesioni alle parte intime. Da subito era scattata l’ipotesi di una violenza che era sfociata in un efferato omicidio, ma con il passare delle ore e approfondendo le indagini si è cominciato a pensare che Grazia si possa essere suicidata.

La dinamica del ritrovamento aveva fatto pensare ad un tentativo di violenza che la ragazza avrebbe cercato di evitare scappando e quindi precipitando da una palazzina vicino casa. Ma una volta effettuate le prime indagini è emerso che la ragazza soffriva da tempo di una forte anoressia, che l’aveva portata ad odiare profondamente il suo corpo. Inoltre, i rilievi sul luogo da dove la 23enne sarebbe caduta, hanno fatto emergere che oltre alla borsa erano presenti un paio di forbici che aveva comprato la mattina stessa. Lo scenario quindi cambia, portando gli inquirenti a pensare che Grazie non sia caduta, ma sia salita al quarto piano della palazzina accanto alla sua, abbia aperto la finestra che dava sulle scale e si sia lanciata volontariamente, spezzandosi le caviglie. Non è ancora chiaro se i tagli trovati sul corpo siano stati inferti come primo tentativo di suicidio non riuscito, ma solo l’autopsia potrà chiarire la dinamica.

“Sono sconvolta, la mia amica stava uscendo da un periodo buio dovuto all’anoressia” ha detto una delle amiche della ragazza, ascoltata insieme ad amici e parenti, che hanno dichiarato che la ragazza di Pompei era in cura da due anni presso una psicoterapeuta per cercare di uscire dall’anoressia. Interrogata, ha dichiarato che le erano stati prescritti alcuni farmaci che però la giovane non seguiva assiduamente e questo la portava ad avere grossi sbalzi di umore in un quadro clinico già fortemente complesso e fragile. Grazie era una studentessa della Facoltà di Matematica all’Università di Fisciano, faceva la volontaria alla mensa dei poveri, frequentava la parrocchia, insomma una ragazza che si dedicava agli altri ma purtroppo non abbastanza a se stessa.

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