Bologna, le coinquiline non vedono tornare Emma: il suo corpo era dentro i cassonetti

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Un uomo di 43 anni ha ucciso la fidanzata Emma Pezemo di 31 anni, a Bologna, per poi togliersi la vita. L’uomo aveva problemi psichiatrici.

bologna
Getty Images / Emanuele Cremaschi

Jacques Honoré Ngouenet un uomo di 43 anni e Emma Pezemo 31 anni, entrambi di origini camerunensi, avevano una relazione all’apparenza senza troppi problemi. La ragazza ha passato la serata di sabato sera fuori, ma non è mai tornata a casa, facendo insospettire le coinquiline con cui viveva in un appartamento di Bologna. Non vedendola tornare la mattina successiva hanno quindi chiamato Jaques per avere notizie e l’uomo ha dichiarato di non sapere nulla e anzi, all’apparenza si è allarmato condividendo la preoccupazione delle amiche e facendo scattare la denuncia della scomparsa alla polizia.

Poco dopo, è stata fatta una segnalazione alle Forze dell’Ordine da alcuni residenti che hanno trovato evidenti tracce di sangue su un cassonetto. All’arrivo sul posto è stata fatta la sconvolgente scoperta. Dentro al cassonetto che si trovava alla periferia di Bologna, era presente un corpo, ed era quello di Emma. Più che un corpo però, erano presenti i suoi pezzi, da una prima ricostruzione probabilmente tagliati con un’ascia o una mannaia. La polizia si è quindi recata immediatamente a casa del 43enne, ma non hanno potuto effettuare nessun interrogatorio dato che l’uomo si era impiccato nel suo appartamento. E’ emerso che Jacques fosse in cura per alcuni problemi psichiatrici presso la comunità Papa Giovanni XXIII, all’interno della città di Bologna.

Non c’è quindi nessuna certezza al momento su come si siano svolti i fatti, ma l’ipotesi di omicidio-suicidio è quella più credibile. In casa del camerunense è stato infatti trovato un biglietto scritto in francese con frasi senza troppa logica ma riconducibili alla responsabilità del gesto. Certamente le autopsie sui due corpi e le indagini da parte degli investigatori di Bologna porteranno alla luce la verità per capire cosa sia successo tra i due e perchè l’uomo, dopo . Le coinquiline di Emma, che viveva nel capoluogo dell’Emilia Romagna perchè stava studiando per diventare un’operatrice socio-sanitaria, a quanto appreso dalle prime indagini, non erano infatti a conoscenza di situazioni difficili tra i due o di nessun segnale che poteva far scattare un campanello di allarme per poter evitare la macabra azione dell’uomo. La squadra mobile di Bologna sta quindi indagando per capire le condizioni psicologiche dell’uomo che era ospite della comunità e cercando di ricostruire lo scenario per poter escludere qualunque tipo di elemento esterno.

 

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