Leonardo, 20 mesi, ucciso di botte da chi doveva prendersi cura di lui. I giudici hanno deciso la pena

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Today

Un bimbo di 20 mesi ammazzato di botte. I calci sono stati tali da fargli scoppiare il fegato. A ucciderlo la madre e il suo compagno.

Prima la scusa dell’incidente. Poi una volta scoperti hanno iniziato a darsi la colpa l’uno con l’altro.  In tutto questo la vera vittima è stato il piccolo Leonardo, massacrato di botte a 20 mesi.

Leonardo Russo è stato ucciso  nell’appartamento di corso Trieste, a Novara, dove viveva con la madre, Gaia Russo, all’epoca 22enne, e il compagno di lei, Nicolas Musi. I due avevano chiamato l’ambulanza, dicendo che il bambino era caduto dal lettino, ma fin da subito le condizioni in cui si trovava il piccolo avevano insospettito sia i soccorritori sia  le Forze dell’Ordine. Quanto si è scoperto poco dopo fu agghiacciante: dall’autopsia è emerso che al bimbo erano stati inferti colpi a mani nude e calci. A causare la morte sarebbe stato uno shock emorragico traumatico da scoppio del fegato, dovuto ad una compressione violenta, uno schiacciamento o un calpestamento, non compatibile con la caduta dal lettino, come avevano inizialmente sostenuto la madre e il compagno di lei.

La tragedia avvenne nel 2019. A distanza di tre anni è stato confermato l’ergastolo per i due: Gaia Russo e Nicolas Musi sono stati condannati al carcere a vita della Corte di Assise di Torino per l’omicidio del piccolo Leonardo. La sentenza è arrivata questa mattina, mercoledì 28 settembre, e conferma la condanna in primo grado con cui sia la madre del bambino sia l’ex compagno sono stati ritenuti responsabili dell’omicidio del bimbo. Gaia Russo aveva chiesto un’assoluzione piena, sostenendo di aver subito violenze psicologiche, mentre Musi ha detto che l’omicidio è avvenuto mentre lui si trovava in un’altra stanza. La sentenza però ha confermato quella già emessa a Novara nel marzo del 2021: ergastolo ad entrambi. Gaia Russo e Nicolas Musi erano stati fermati poco dopo l’omicidio: da allora lei ha sempre sostenuto di essere stata vittima di violenza psicologiche da parte di Musi, mentre lui ha ammesso le percosse ma non l’omicidio. É possibile che entrambi presentino un ricorso in Cassazione. Non è il primo e purtroppo non sarà neppure l’ultimo caso di bambini massacrati e uccisi da chi dovrebbe solo amarli e proteggerli. Qualche tempo fa un giovane papà è arrivato addirittura a lanciare i due figli dal balcone per fare contenta la sua nuova fidanzata.

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