34 enne uccisa, lui registra gli ultimi attimi dell’agonia: “Volevo un ricordo della sua voce”

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L’assassino della 34enne uccisa in un parco di Reggio Emilia, ha registrato gli ultimi minuti di agonia della sua vittima.

Getty Immages/Giuseppe Cacace

La violenza sulle donne è un reato che non conosce pause. E, talvolta, non conosce neppure arresti. La 34enne peruviana Juana Cecilia Loyaza è stata uccisa brutalmente dal suo ex fidanzato, il 24enne Mirko Genco mentre stava tornando a casa – a Reggio Emilia – dopo una serata trascorsa in un locale con due amici. Il suo cadavere, lasciato a giacere in un parco, è stato scoperto per caso da un residente della zona infastidito dal continuo suono del cellulare della vittima. Sceso per controllare, l’uomo ha scoperto il corpo della 34enne privo di vita. La donna era anche una mamma: ora il suo bimbo crescerà orfano. Il presidente del Tribunale di Reggio Emilia, Cristina Beretti – riporta il Corriere della Sera – si è limitata a commentare: “Ciò che è accaduto è gravissimo ma un giudice non ha poteri di chiarovveggenza, non può sapere ciò che accadrà dopo, stante la imprevedibilità delle azioni umane”. Non sempre i giudici stanno dalla parte delle vittime. Tempo fa a Torino una donna abusata ripetutamente da un suo superiore non venne creduta poiché, secondo i pm, la poverina era colpevole di non aver urlato durante le violenze  Anzi venne lei stessa accusata di diffamazione nei confronti del suo stupratore.

Eppure, nel caso di Juana, i segnali c’erano tutti. Mirko Genco era stato arrestato due volte per stalking nei confronti di Loayza. A inizio novembre era stato condannato a due anni, pena sospesa, a patto che seguisse un corso di rieducazione. “Nessun programma è mai stato predisposto e nessuna presa in carico del soggetto c’è mai stata” – ha sottolineato nella richiesta di convalida del fermo, il pm della Procura di Reggio Emilia Maria Rita Pantani. L’unico contatto avuto con il responsabile di un centro a Parma, in cui avrebbe dovuto seguire il percorso, era stato il 16 novembre, quindi quattro giorni prima del delitto. Al primo, invece, fissato il giorno della revoca dei domiciliari, cioè il 4 novembre, non

Genco era già stato denunciato da un’altra sua ex per stalking e violenze. Lui stesso, qualche anno fa, ha subito lo stesso trauma perdere la madre, uccisa dalla mano del suo ex compagno. Eppure il 24enne non ci ha pensato che stava condannando il bambino di Juana a crescere senza la sua mamma, come era toccato a lui.  Ma non è ancora tutto. Il ragazzo – riferisce la Repubblica – ha registrato con il suo cellulare gli ultimi 53 minuti di vita di Juana Cecilia. E’ quanto emerge dagli atti.  Dalla registrazione, conclusa alle 3.05, ci sono molti riscontri di quella sera. Genco l’ha registrata sin dal momento in cui l’ha raggiunta in un locale. Agli inquirenti Mirko ha raccontato: “Volevo tenere la sua voce per ricordo perché quello sarebbe stato l’ultimo giorno in cui l’avrei vista perché sua madre non voleva che ci vedessimo”. Oltre che di omicidio, il 24enne è accusato anche di stupro nei confronti della vittima ma lui, per il momento, continua a negare. Il giovane sostiene che la sua ex fidanzata abbia avuto un rapporto sessuale consenziente con lui prima che scoppiasse la lite.

 

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