Il mistero dietro al colore di Mirò è stato finalmente svelato: parlano gli esperti

Il mistero dietro al particolare colore utilizzato da Joan Mirò sembra aver finalmente trovato una spiegazione: ecco i dettagli.

Pittore, scultore e ceramista tra i rappresentanti del Surrealismo spagnolo, Joan Mirò è senza dubbio un’artista di fama mondiale, su cui da decenni ormai si susseguono studi universitari e saggi scientifici; la sua opera ha lasciato un segno indelebile nella Storia dell’arte.

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Il mistero del giallo sbiadito di Mirò: lo studio degli esperti ne svela le cause (credits: screenshot raicultura.it) – formatonews.it

Nato a Barcellona il 1893, Mirò entra a contatto negli anni ’20 col circolo dadaista di Tristan Tzara, oltre a fare la conoscenza anche di Picasso; il periodo parigino sarà fondamentale per tutta la vita dell’artista, che a partire dagli anni ’50 si stabilisce definitivamente a Palma de Maiorca, aumentando la sua popolarità.

Morto a Palma di Maiorca nel 1983, alla bellezza di 90 anni, Mirò ha lasciato al mondo un’incredibile eredità culturale; negli ultimi tempi però in tanti si sono interrogati sulla particolare mutazione avvenuta nel colore di un suo grande dipinto, Femme dans la rue, e ora pare che il mistero intorno alla questione sia stato finalmente risolto.

Joan Mirò, risolto il mistero intorno al mutamento del colore del dipinto Femme dans la rue

Il quadro, dipinto nel 1973, presenta un giallo vivo e intenso che, a distanza di cinquant’anni dalla realizzazione dell’opera, appare però ora sbiadito e degradato. Un fenomeno, quello del giallo a base di cadmio, manifesto anche in altri 25 dipinti  conservati dalla Fundació Miró Mallorca. A cosa è dovuta questa particolare mutazione del colore nei quadri?

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Lo studio dietro al giallo sbiadito di Femme dans la rue (credits: screenshot ebay.it) – formatonews.it

A risolvere il mistero, come ripottato da lapresse.it, è stato il team di ricercatori formato dalla restauratrice Mar Gomez Lobon, che vede anche la presenza delle studiose italiane  Daniela Comelli, Marta Ghirardello (Politecnico di Milano) e Francesca Caterina Izzo (Università Ca’ Foscari Venezia). Analizzando campioni prelevati da dipinti, tubetti e tavolozze dell’artista attraverso tecniche specifiche, il team di ricerca è stato in grado di formulare una tesi basata su solide argomentazioni.

A quanto pare, il cambiamento del colore è dato dalla bassa cristallinità dei tubetti di pittura usati, collegabili al marchio marchio francese Lucien Lefebvre-Foinet; questa caratteristica del pigmento esporrebbe quindi il colore ad un’alta reattività foto-chimica. Tra le altre cause anche le condizioni ambientali di conservazione: il colore in migliori condizioni proviene infatti da una tavolozza rimasta al riparo da luce e sbaliz d’umidità.

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