Covid, anestesisti: “Terapie intensive messe peggio della prima ondata”

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Nelle terapie intensive la situazione sarebbe peggiore rispetto alla prima ondata di Covid spiega Flavia Petrini, presidente della Siaarti

Covid anestesisti terapie intensive
(Pixabay.com)

Flavia Petrini, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) e componente del Comitato tecnico-scientifico, ha commentato così i numeri recenti relativi alle terapie intensive italiane che vedono ben 9 Regioni superare la soglia critica di occupazione del 30%. “Nelle terapie intensive italiane la situazione è peggiore rispetto alla prima ondata” dell’emergenza Covid. “Questo non solo perché sono di più le Regioni in affanno – ha sottolineato all”Adnkronos Salute‘ –. Nella prima fase della pandemia il dramma ha riguardato Regioni che partivano da un’organizzazione di prima classe, ora sono coinvolte aree più sfortunate per quanto riguarda il numero degli operatori sanitari disponibili. E non tutte le direzioni aziendali sono altrettanto rapide e pronte nel prendere decisioni“.

Petrini sottolinea che attualmente le rianimazioni si trovano in un momento critico in quanto “sono diffuse in zone meno attrezzate e con livelli organizzativi sulle reti delle terapie intensive che già erano in affanno prima della pandemia – ha spiegato –. Con la velocità con la quale si sta diffondendo il contagio la preoccupazione è elevata“. Anche il possibile sostegno di un reparto da parte di anestesisti/rianimatori in una stessa Regione “è più difficile nelle Regioni dove per caratteristiche geografiche o per la carenza di infrastrutture, come accade in molte aree del Sud, spostarsi è complicato e anche per i professionisti aiutarsi l’uno con l’altro diventa quasi impossibile“.

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Covid, Petrini (Siaarti): “‘Cruscotto’ per tenere sotto controllo le terapie intensive”

Covid anestesisti terapie intensive
(Pixabay.com)

Siaarti intenderebbe effettuare la migliore stima possibile, in tempo reale, della situazione delle terapie intensive nel nostro Paese considerando i livelli di criticità sia riguardo l’occupazione dei posti letto che per quanto riguarda la gravità delle persone e le conseguenti necessità di assistenza. Ciò grazie a dei dati che possano mostrare la situazione in tempo reale nonché prevedere il tempo dei ricoveri. La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva ha inviato già il progetto alle istituzioni sanitarie.

L’ideale per tenere sotto controllo a livello nazionale e in modo omogeneo la situazione delle terapie intensive – ha spiegato Petrini – sarebbe proprio avere un ‘cruscotto’, come succede in Germania. Attualmente la soglia critica è dichiarata dalle direzioni delle aziende sanitarie che indicano, però, solo quanti letti sono occupati, non ci sono elementi clinici, non ci sono sfumature – ha aggiunto –. Può accadere, per esempio, che una terapia intensiva abbia meno pazienti di un’altra ma con complessità maggiori da gestire, una situazione che, nella realtà, è di maggiore criticità ma non emerge“.

Siaarti “vuole contribuire, insieme alle istituzioni, a creare uno strumento più ‘sensibile’, che – ha evidenziato – superi anche il problema dei sistemi di rendicontazione differenti da parte delle Regioni e che possa, finita l’emergenza, rimanere ‘strutturale’“. Il cruscotto dovrà includere “indicatori precisi sull’andamento clinico dei pazienti che significa anche che tipo di impegno del personale si rende necessario oltre a permettere proiezioni di durata della degenza“, ha chiosato.