Ghiacciolo, dietro la commercializzazione un 11enne di nome Frank

Un bambino di 11 anni ha trasformato un errore in uno dei dolci più amati dell’estate. La storia del ghiacciolo è sorprendente e in pochi la conoscono.

D’estate non c’è storia: il ghiacciolo è il re incontrastato. Fresco, colorato, irresistibile, lo trovi ovunque, dalla spiaggia alla passeggiata in città. Ma mentre lo gusti, ti sei mai chiesto chi sia il genio dietro questa invenzione? No, non è stato un grande chef né un laboratorio super attrezzato. La storia è molto più curiosa di così.

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Ghiacciolo, dietro la commercializzazione un 11enne di nome Frank – formatonews.it

Quasi nessuno si chiede da dove venga il ghiacciolo, eppure ha una storia che merita di essere raccontata. Non è nato per caso in una grande azienda, né come esperimento di un pasticcere. È frutto dell’intuizione di un ragazzino di undici anni, che con un errore ha cambiato per sempre i pomeriggi estivi di milioni di persone.

Come un semplice errore ha cambiato l’estate di milioni di persone

Andiamo indietro nel tempo a quello che è successo nel 1905 a un ragazzino di undici anni di nome Frank Epperson. Una sera qualunque, nella sua casa di San Francisco, preparò una bevanda con acqua e soda e la mescolò con un bastoncino. Solo che, prima di berla, se ne dimenticò e la lasciò fuori sul davanzale. La notte fu particolarmente fredda e, al mattino, Frank trovò il suo bicchiere con dentro un blocco di ghiaccio, con il bastoncino incastrato dentro. Invece di buttarlo, lo tirò fuori con un po’ d’acqua calda, lo assaggiò e… boom! Il primo ghiacciolo della storia era nato.

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Come un semplice errore ha cambiato l’estate di milioni di persone – formatonews.it

La cosa incredibile è che Frank non si rese conto subito di aver avuto un’idea geniale. Per anni continuò a preparare i suoi ghiaccioli solo per divertirsi e offrirli ad amici e familiari. Nessuno studio di mercato, nessuna ricetta segreta, solo un gioco nato per caso. Poi, nel 1923, ormai adulto e con un lavoro stabile come agente immobiliare, decise di brevettare la sua invenzione. All’inizio lo chiamò “Epsicle”, unendo il suo cognome, Epperson, con la parola “icicle” che in inglese significa stalattite di ghiaccio. Ma sembra che i suoi figli trovassero il nome un po’ noioso e insistettero per chiamarlo “Popsicle”, che suona più simpatico e familiare.

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Da produzione artigianale a industria globale – formatonews.it

Quando un prodotto funziona, c’è sempre qualcuno pronto a investire. Nel 1925, la Joe Lowe Company acquistò il brevetto e iniziò a produrre i ghiaccioli su larga scala. In piena crisi economica, negli anni ’30, l’azienda lanciò una versione con due bastoncini, così chiunque potesse dividerlo e risparmiare. Per soli 5 centesimi, anche chi aveva pochi soldi poteva concedersi un momento di dolce freschezza. Quel doppio ghiacciolo ebbe un successo incredibile e restò in produzione fino alla fine degli anni ’80. Frank, intanto, con la vendita del brevetto, si era assicurato una vita tranquilla.

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Da gioco d’infanzia a fenomeno mondiale – formatonews.it

E il ghiacciolo in Italia? Qui la storia è diversa. Dobbiamo aspettare il secondo dopoguerra per vederlo comparire nelle nostre città. Pare che siano stati gli Alleati a portarlo, insieme a tanti altri prodotti americani. Negli anni ’50, in Emilia-Romagna, il ghiacciolo cominciò a diffondersi con nomi curiosi. A Modena si chiamava “Bif”, dalle iniziali dei tre soci di un’azienda locale, mentre a Bologna era il “Cof”, dal nome della ditta Cavazzoni Orlando e Fratello. All’inizio la produzione era artigianale: il liquido veniva versato a mano negli stampi, poi i ghiaccioli venivano congelati con ghiaccio secco e confezionati uno a uno. Tutto molto lontano dalle industrie moderne, ma con un fascino che oggi quasi ci manca.

Col tempo, il ghiacciolo è diventato un prodotto industriale, con Algida, Sammontana e Motta che lo hanno reso un classico dell’estate italiana. Eppure, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato di nuovo. Sempre più persone cercano gusti più naturali, meno zuccheri, ingredienti veri. E così, accanto ai ghiaccioli confezionati che ci riportano all’infanzia, nelle gelaterie spuntano quelli artigianali, fatti con frutta fresca e senza coloranti.

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