venerdì , 26 maggio 2017
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Paparesta si dimette da “club manager”

“Non ci sono – ha proseguito l’ex arbitro – le condizioni per continuare ad operare nella società”

 

Gianluca Paparesta dice addio al Bari. In una conferenza stampa tenutasi questa mattina presso il Circolo Canottieri Barion l’ex “club manager” biancorosso ha spiegato ai giornalisti presenti il motivo del suo addio al Bari. Ecco cosa ha detto l’ex arbitro barese. “Vi comunico che ieri sera ho mandato una mail all’onorevole Matarrese in rappresentanza della proprietà dell’A.S. Bari in cui ho rimesso nelle sue mani il mio mandato di “club manager”. A parte che ormai era una cosa abbastanza evidente perché voi sapete che chi frequenta lo stadio costantemente era da un mesetto abbondante che non mi vedeva più frequentare ne gli uffici ne lo stadio. Questo significa anche però essere vicino alla squadra, seguire la squadra e tifare per la squadra e capisco i tanti tifosi che, pur non frequentando lo stadio, hanno seguito come me le partite in televisione e tifato per la squadra del nostro cuore”.

 

A questo punto Paparesta ha spiegato il perché del suo addio. “Ho lasciato perché ritengo non vi siano più le condizioni per continuare ad operare nella società visto che le trattative in corso si sono arenate. Si sono arenate a causa di una serie di incredibili avvenimenti, tanti avvenimenti, tra cui anche inspiegabili contraddizioni interne al management della società verificatesi in questi ultimi due mesi. E’ chiaro che l’obiettivo per il quale sono entrato a far parte dell’A. S. Bari era quello di valorizzare al meglio l’immagine della società e favorire la possibilità di acquisizione del pacchetto azionario. Tutti i passaggi che faccio e ho fatto li ho fatti in maniera condivisa con la proprietà e fino ad un certo punto con l’attuale management”.

 

L’ex assessore ha spiegato anche il motivo di quella scritta in italiano ed in russo sulla maglia del Bari. “La maglia della squadra con la scritta “Bari città di San Nicola” in italiano ed in un russo non è stato un capriccio. E’ stato fatto perché esistevano ed esistono ottimi rapporti con potenziali acquirenti russi, non sprovveduti, ma persone di grandissimo rilievo, oligarchi, che ho chiesto di fare i nomi ma purtroppo non sono ancora stato autorizzato. Vi dico che sono più di uno. Prima c’è stato un altro imprenditore oligarca, Sulejman Kerimov, proprietario dell’Anzhi, che ho incontrato più volte ed era interessato tanto da mandare il suo direttore generale, l’Amministratore unico qui a Bari a visionare lo stadio, a visionare la città. Si trattava di capire perché per loro si trattava di un mondo completamente diverso. Devo dire che ho ricevuto anche una proposta di lavoro da parte sua ma non ho accettato. Alla luce di come sono andate le cose forse, o per fortuna, lui si è disinteressato negli ultimi tempi del calcio visto che ha venduto Eto’o e tutti gli altri giocatori. Fa parte di una squadra che partecipa al campionato di serie A russo che si è qualificata all’Europa League e che si è qualificata per le semifinali che si disputeranno domani. Questo era un potenziale acquirente, ma gli attuali potenziali acquirenti che sono fortemente interessati al Bari sono russi e sono persone che sono rimaste un po’ perplesse dalle dinamiche di acquisizione perché voi capite bene che uno che arriva da un paese estremamente lontano vuole capire. Questa prima trattativa esiste, è ancora in piedi, ma vogliono ulteriore chiarezza. Io mi auguro che nel momento in cui ci sarà questa chiarezza potranno manifestare la loro volontà. Eravamo seduti anche a fare una trattativa con un gruppo italiano importante, sia con il dottor Borghi che voi siete stati bravi a scoprire. Questo non ha pregiudicato in maniera minima la trattativa il fatto di aver scoperto il nome di Borghi, anche perché Borghi non era da solo. Borghi non è l’unica trattativa portata avanti. C’era lui, i russi, c’è un altro gruppo italiano che credo abbia maggiori forze economiche che stimo molto e che è stato fin troppo tollerante nei nostri confronti perché si è sempre dimostrato disponibile ad essere trascinato in questa querelle legata alla società ed infine si è aggiunta anche una società turca che ha espresso interesse e con la quale si sta portando avanti un progetto. Questo non pregiudicherà mai e poi mai eventuali scelte che la società dovrà fare lunedì perché i tempi sono strettissimi quindi bisognerà valutare bene le cose e Paparesta non vuole essere responsabile di nessuna scelta diversa fatta in funzione di possibili trattative. Ad oggi le trattative sono arenate. Per quanto mi riguarda Paparesta dice le cose come stanno e credo che le cose debbano essere chiare per tutti”.

 

Paparesta ha spiegato il perché aveva dichiarato che la squadra biancorossa era da play – off. “Era importante capire che immaginare un obiettivo un po’ più ambizioso avrebbe consentito uno un po’ di ritorno di entusiasmo nella tifoseria, due aumento d’interesse per possibili compratori, tre possibili soluzioni di tutti i problemi economici perché voi sapete bene che il Bari oggi percepisce intorno ai due milioni di mutualità e partecipando alla serie A, senza entrare poi nel dettaglio perché poi non vorrei commettere errori che sono stati già commessi in altre circostanze, avrebbe ricevuto diritti televisivi per circa trenta cinque milioni di euro. Questi diritti potrebbero consentire di risolvere i problemi della società. Pensavo che l’accesso ai play – off potesse essere un obiettivo in considerazione anche di una situazione tecnica della serie B che oggi lo poteva consentire. Questo era il mio pensiero. Ho avuto delle riunioni con l’attuale management e con l’attuale proprietà e tutti insieme abbiamo condiviso il fatto che era importante cercare di porsi come obiettivo il raggiungimento dei play – off. Raggiungimento dei play – off che è stato ulteriormente sottolineato. La permanenza in serie B è importantissima perché una città come Bari deve aspirare a raggiungere i play – off anche perché era uno degli elementi su cui si basava la trattativa di acquisizione. I play – off danno una possibilità enorme anche di aumento di ricavi. Questa idea, che non era blasfema, è stata condivisa da tutti ed è stata formulata in maniera chiarissima il giorno ventiquattro dicembre all’interno dello spogliatoio del Bari quando la proprietà rappresentata dall’onorevole Matarrese ha fatto un discorso alla presenza di tutti, società, management, calciatori, allenatori ed io. Eravamo tutti presenti. L’onorevole ha chiesto da oggi in poi di avere come obiettivo quello di raggiungere i play – off per i motivi detti prima. Questo è stato detto a tutta la squadra che non potrà smentire. Dopo tre giorni, purtroppo, c’è stata la sconfitta contro lo Spezia e dopo c’è stata una conferenza stampa nella quale è stato detto che l’unico obiettivo della società doveva essere la salvezza raggiunta anche all’ultima giornata. E’ chiaro che questo, senza voler polemizzare, crea sicuramente delle turbative sia al sottoscritto, sia alla squadra che alla proprietà, ma soprattutto a chi fino a due giorni prima aveva affermato che il Bari doveva cercare di raggiungere i play – off anche con il loro aiuto con un intervento sul mercato. Tralascio frasi come “Paparesta è un tifoso, qui c’è chi prende in giro i tifosi”. Queste cose non mi interessano, non fanno parte della mia cultura, non fanno parte del mio non acuirli”.

 

E per uscire da questa annosa situazione Paparesta ha una sua idea. “Bisogna costruire un percorso che possa portare alla soluzione. Oggi il percorso che possa portare ad una soluzione da quello che è dato sapere, perché anch’io leggo i giornali come voi e mi sono confrontato fino a questa mattina con la proprietà, pare ci siano due soluzioni. Una quella prospettata dall’Amministratore unico che è di una autogestione e l’altra che sarebbe quella di un percorso molto amaro per la stessa proprietà che è quella dell’auto fallimento. In un caso e nell’altro si cerca di portare avanti la continuità per la permanenza in serie B. E’ chiaro che le due soluzioni devono essere vagliate. Io so che per fare un auto fallimento i tempi sono strettissimi perché voi avete un precedente legato all’Ascoli, legato al Pescara qualche anno fa in cui l’Amministratore e la proprietà consegnino i libri in Tribunale, chiedano l’auto fallimento per cui non ci sono termini da rispettare per convocazioni delle parti e tutto il resto. Viene immediatamente nominato un curatore fallimentare che provvede da subito, in tempi strettissimi, a redigere un inventario delle attività del ramo d’azienda sportivo e porre in vendita all’asta al miglior offerente. Bisogna costruire un percorso che possa portare alla soluzione”.

 

Ma l’ex arbitro internazionale non chiude completamente le porte al club.Potrei tornare ma solo nel caso ci sia unità di intenti e non nel ruolo di club manager. Ciò non toglie che farò tutto il possibile, da fuori, per cercare di salvare il Bari. E’ un bene comune che deve essere tutelato ad ogni costo. E’ necessario salvare la categoria se si vuole salvare il Bari”.

 

Di Micol Tortora 

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